Just for a kiss
Just for a kiss
[categoria: manga, g , xxxholic, fiction proud][§]
Titolo: Just for a kiss [per la writing community Fiction Proud]
Rating: G
Fandom: XXXHOLiC
Genere: comedy, long-fiction
Stato: completa
Personaggi: Yuuko, Watanuki, altri personaggi originali
Pubblicata: 06 luglio 2007
Aggiornata: 06 luglio 2007
Categoria: anime & manga
Riassunto: "Gli esseri umani sono in continua evoluzione, Watanuki. Nascono, crescono e lottano costantemente per esaudire i propri desideri, prima che la morte li avvolga e li trascini nel fondo. Ma alcuni non riescono a lottare. Perché in balia di forze più grandi oppure perché, molto più semplicemente, il loro spirito non è forte a sufficienza. E questo è il caso di quella ragazza. Se lascerà sempre che dei suoi desideri si occupino le altre persone impietosite dalla sua poca determinazione, quando sarà davvero sola non sarà in grado di lottare per sé stessa."
Dirò la verità... non mi sento molto a mio agio con il genere della commedia. Nelle mie corde c'è sicuramente molto di più i mattonazzi assurdi del drama e perchè no, anche un po' di sano angst che non guasta mai. Però ad un certo punto bisogna pur mettersi in gioco, o no? Ecco, io l'ho fatto, e non me ne pento per niente, anche se forse il risultato non è quello sperato. Dopo tutto ho amato il personaggio di Yuuko dal primo istante, e davvero non potevo per nessuna ragione al mondo lasciarmelo sfuggire!
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«Che caldo...»
Il lungo lamento giunse fino alla cucina, quasi dall'altra parte del negozio. Watanuki sospirò,e la testa gli cadde in avanti con un moto di disperazione.
Yuuko aveva iniziato a lamentarsi del caldo non appena il sole si era fatto più forte del solito e il vento aveva smesso di spirare fresco, per farsi più umido e pesante. E sicuramente la sua deprecabile abitudine di esagerare con l'alcol, anche in pieno giorno, non la aiutava affatto a sentirsi meglio.
«Watanuki...»
«Sì, arrivo...» rispose il ragazzo sciogliendosi il grembiule e posano le coppe di frutta fresca sul vassoio posato sul piano di lavoro accanto a lui.
I suoi passi riecheggiarono lungo il corridoio mentre si avvicinava alla piccola veranda che dava sul giardino interno.
Il negozio era immerso nel silenzio. Una placida quiete silenziosa, come se al di fuori di quelle pareti non ci fosse assolutamente nulla, come se la città si fosse dissolta nel caldo e nella luce abbagliante del sole.
Il piede di Watanuki urtò qualcosa. Il ragazzo abbassò lo sguardo, che andò a posarsi sul piccolo batuffolo di pelo nero sdraiato sulle assi di legno del pavimento.
Le lunghe orecchie nere si mossero appena.
«Mokona ha caldo!» esclamò alla fine, con un lamento che assomigliava fin troppo a quelli di Yuuko.
«Ecco, vi ho portato le macedonie, fate i bravi...» disse posando la coppa di frutta per terra, vicino a Mokona. La creaturina si mise a sedere con un balzo, scuotendo le orecchie con rinnovata energia.
«Perché non hai portato la birra, Watanuki?»
Il ragazzo si voltò verso la donna che aveva parlato.
Yuuko era seduta su una grande poltrona di vimini, il gomito posato sul bracciolo, il palmo della mano a sostenere il mento. Ciocche di capelli neri sfuggivano all'acconciatura ogni volta che Maru e Moro agitavano gli ampi ventagli di carta di riso. Le gambe di Yuuko si stendevano flessuose, lasciate scoperte dal leggero vestito color crema che indossava.
«Possibile che pensi sempre e solo a sbronzarti, Yuuko-san? Forse se pensassi di più al lavo...»
Yuuko sollevò la testa, zittendolo con un gesto imperioso della mano affusolata. Sembrava quasi ascoltare qualcosa di molto lontano, un suono che lei sola riusciva a sentire. Poi sul suo viso sottile comparve uno strano sorriso, vagamente inquietante, che la faceva assomigliare ad un folletto.
«Ci sono clienti, caro Watanuki! E questa volta credo proprio che ci sarà da divertirsi!» disse alzando le mani e battendole davanti al viso, improvvisamente allegra come una bambina.
«Evviva! Anche Mokona vuole divertirsi!» esclamò l'animaletto sollevando di scatto il cucchiaio con cui stava mangiando. Questo gli sfuggì dalla zampa, e andò a colpire Watanuki sulla tempia.
«Ahi! Brutta polpettina pelosa, stai più attenta!» ringhiò il ragazzo calando con forza la ciabatta sulla testa di Mokona. La creaturina emise un suono che sembrava una risatina soffocata.
«Perché non mi raggiungi nel salone con due macedonie per le nostre ospiti?»
Watanuki sollevò gli occhi e rimase per qualche secondo a fissare Yuuko, sbattendo un paio di volte le palpebre.
Yuuko era una donna davvero notevole, pensò vedendola allontanarsi lungo il corridoio mentre ancora il suo piede costringeva Mokona a terra. Aveva un bellissimo aspetto, e il suo sguardo, il suo sorriso, sembravano il preludio a qualcosa di sconosciuto, ad un mondo misterioso, pericoloso per chi non fosse stato abbastanza preparato. Peccato solo che questo vago alone di mistero assumesse molto più spesso i contorni di un film horror, si disse con un lungo, sconsolato sospiro.
La ragazza guardava Yuuko con visibile nervosismo. I suoi occhi non smettevano un attimo di muoversi ed osservare l'ampia stanza. Di tanto in tanto si mordicchiava l'unghia del pollice, facendo tintinnare i braccialetti colorati di metallo. L'altra ragazza, seduta accanto a lei, la fissava con un sorriso incoraggiante, anche se le occhiate che lanciava a Yuuko erano leggermente preoccupate.
Watanuki entrò nella stanza, reggendo il vassoio tra le mani.
Osservò le due ragazze, che indossavano la divisa della sua scuola.
«Ma io vi conosco... siete Sadamoto e Mishima, della sezione D...» disse loro con un sorrisetto imbarazzato. Posò il vassoio sul tavolo e si voltò per fissare Yuuko con aria interrogativa, a cui lei rispose con una delle sue consuete smorfie divertite, mentre si portava alla bocca la sua preziosa pipa.
«Siete giunte fino a qui...» disse la donna ignorando completamente il commento del ragazzo «Questo significa che una di voi, o entrambe, ha un desiderio celato nelle profondità del proprio cuore...»
Il fumo, denso e dolciastro, uscì dalle sue labbra pallide, disperdendosi in lievi volute verso il soffitto del salone.
Watanuki vide Mishima dare una gomitata all'amica sul braccio. Sadamoto, arrossendo di imbarazzo, strinse le mani sul grembo, facendo tintinnare i ninnoli appesi ai braccialetti.
«Avanti, diglielo!» bisbigliò la ragazza dai lunghi capelli neri, cercando di incoraggiarla.
Yuuko la fissava con quelle sue pupille rossastre, con attenzione, facendo ondeggiare lievemente la pipa tra le dita.
A Watanuki tutto sembrava sospeso in quel momento, nell'ansia di conoscere il desiderio che Ai Sadamoto celava nell'angolo più segreto del proprio cuore. Era certo che quel desiderio Yuuko lo conoscesse già perfettamente, ma che in un certo senso godesse nel sentilo direttamente dalle labbra dell'interessata.
La donna si sollevò in piedi, sporgendosi sopra il tavolo verso la ragazzina. Il rumore improvviso prodotto dalla sedia che si spostava fece sussultare Ai, appena in tempo perché Yuuko le afferrasse il mento e la costringesse a guardarla negli occhi. Lei arrossì violentemente, il viso della bella donna a pochissimi centimetri dal proprio.
«Dimmi pure... non ti mangio mica...»
«Vorrei... vorrei che mi guardasse... vorrei uscire con lui, anche solo per una volta...» mormorò appena la ragazza, lasciandoselo sfuggire dalle labbra con un fievole pigolio.
«Abbiamo cercato tantissime volte di convincerla a chiedergli di uscire, ma ogni volta che ci prova è un disastro... non riesce a dire più di tre parole di fila!» intervenne Mahoko Mishima, fissando Yuuko senza timore.
La strega sorrise, tornando a sedersi. Allungò le gambe, voluttuosa, e riprese a fumare con calma la propria pipa.
L'atteggiamento di Yuuko lasciava Watanuki esterrefatto. Osservando ogni cosa con quel suo sorrisetto inquietante, sembrava che tutto la lasciasse semplicemente divertita. Di ogni evento conosceva già la fine e nulla la turbava, anche quando lo invischiava di proposito in qualche losca faccenda di spiriti. Sotto i suoi occhi allungati il mondo appariva come una scatola cinese, un giochino ad incastro sostanzialmente banale. Eppure ogni parola che pronunciava aveva il peso dei secoli trascorsi, di una saggezza tanto preziosa quando pericolosa.
«E' davvero questo il tuo desiderio?»
Ai alzò lo sguardo verso Yuuko.
«Sì. Vorrei poter riuscire a parlare con lui, anche solo per una volta...» rispose annuendo lentamente.
La mano di Yuuko si mosse in un gesto svogliato.
«D'accordo, esaudirò il tuo desiderio. C'è una condizione, però. Un prezzo da pagare. Nessuno scambio può avvenire senza che, per una data merce, venga elargito l'adeguato compenso.»
«Va bene...» rispose Ai rivolgendo una breve occhiata all'amica, che le rivolse un cenno di assenso del capo.
«Quello che voglio...» Yuuko si picchiettò il mento con le dita, assumendo un'aria assorta «Credo che mi prenderò il tuo primo bacio, Sadamoto Ai.» concluse, mentre il suo sorriso si allargava sempre più soddisfatto, nella misura in cui poteva constatare lo sbigottimento dei tre ragazzi.
«Un momento... che significa questa storia?» esclamò Mahoko alzandosi di scatto dalla sedia, calando con forza i palmi delle mani sul tavolo.
«Il mio primo bacio?» sussurrò piano Ai, portandosi le punte delle dita alla bocca.
Watanuki non riusciva a muoversi. In tutta sincerità, non riusciva neppure a pensare a qualcosa di sensato. Tuttavia, da quando Yuuko era entrata nella sua vita, nulla aveva più avuto i contorni della normalità. Neppure prima, con tutte quelle strane presenze che lo soffocavano, riusciva a concepire la propria vita come normale. Ma da quando quella donna era comparsa anche la più piccola possibilità, la più microscopica speranza di essere come tutti gli altri, era svanita nel nulla.
«Watanuki si prenderà l'incarico di riscuotere il tuo primo bacio» rispose Yuuko con sconcertante semplicità.
«Cosa?» l'esclamazione di Watanuki sembrò risuonare per un tempo lunghissimo attraverso tutto il negozio.
«Ho detto che sarai tu a riscuotere il pagamento di Sadamoto Ai» disse la strega in tutta tranquillità, incrociando le braccia sotto il seno prorompente. Sbuffò appena come indispettita da quella riottosità nel comprendere le sue parole.
«Ma non è possibile!»
«Ma sei impazzita?»
Yuuko ignorò le vigorose proteste di Mahoko e Watanuki, e i suoi occhi si piantarono con determinazione sul piccolo viso arrossato di Ai.
«Allora, Sadamoto Ai... vuoi stipulare il contratto? Esaudirò il tuo desiderio, ma solamente se sarai disposta a pagare il giusto corrispettivo» disse posando il gomito sul tavolo e appoggiando il mento sopra il dorso della mano.
Anche Mahoko e Watanuki si zittirono e volsero gli occhi verso la figurina che fino ad allora era rimasta nervosamente seduta sulla propria sedia.
«Sì...»
Yuuko rivolse un sorrisetto di trionfo verso i due ragazzi che fissavano Ai sbigottiti.
«Tutto questo è assurdo!» esclamò improvvisamente Mahoko afferrando la cartella scolastica con una mano e il polso dell'amica con l'altra. La fece alzare dalla sedia a forza e la obbligò a seguirla fino alla porta del salone.
«Non ho idea di chi lei sia... ci siamo ritrovate catapultate in questo posto senza neppure volerlo...» disse Mahoko senza voltarsi sulla soglia della porta aperta, mentre Ai lanciava fugaci occhiate nella direzione di Watanuki «Ma giuro che non permetterò mai a questo occhialuto di prendersi il primo bacio di Ai.»
Il pannello scorrevole si chiuse con uno scatto secco non appena la due ragazze furono uscite.
Watanuki rimase per qualche secondo immobile, imbambolato ad osservare il quadro della porta dove fino a pochi istanti prima Ai lo fissava rossa in viso, tormentandosi il fiocco di una delle due trecce che le cadevano sulle spalle.
«Adesso avrei tanta voglia di un sorbetto allo champagne... uno di quelli speciali che sai preparare tu. Che ne dici, Watanuki?» gli chiese Yuuko alzandosi dalla sedia e iniziando a camminare verso la propria stanza. Afferrò tra le dita il sottile bastoncino di legno che fermava i capelli sulla sommità del capo e questi le caddero sulla schiena come un'ondata di tenebre, liscissimi e serici.
«Tu sei impazzita Yuuko... come è possibile, come puoi anche solo pensare...»
La strega scivolò dietro al prezioso paravento decorato che si trovava nella propria camera. La sua figura in controluce si mosse sinuosa come un serpente, mentre Watanuki osservava rapito quella sagoma silenziosa. Yuuko batté le mani un paio di volte. Subito dalla porta comparvero Maru e Moro, come se fosse sempre state lì, stringendo tra le mani il kimono bordeaux dal grande obi avorio.
Il ragazzo si voltò, come riscosso da un incanto e voltò le spalle alla donna.
«Watanuki caro...» la mano di Yuuko sbucò dal paravento e afferrò il colletto della camicia del ragazzo, attirandolo vicino. Il braccio bianco di lei scivolò sul suo torace, bloccandolo con la schiena contro di sé. Il respiro caldo di Yuuko gli sfiorava regolare l'orecchio.
«Suvvia Watanuki... perché ti innervosisci in questo modo?» al ragazzo sembrò che il fiato gli si fosse annodato in gola «Per una volta in cui gli spiriti non centrano nulla, potresti anche provare a rilassarti, lo sai?»
Watanuki rimase immobile, sbattendo le palpebre incredulo.
«Niente spiriti?»
«Niente di niente, te lo posso assicurare. Questa volta si tratta solo del desiderio di una ragazza troppo timida per potersi fare avanti.» disse Yuuko ritirando il braccio.
«Ma allora, perché... perché le hai chiesto il suo primo bacio?» esclamò lui voltandosi di scatto.
Yuuko se ne stava in piedi, lo yukata che scendeva fino a terra, allargandosi attorno ai suoi piedi, e lo fissava con la sua consueta espressione, remota e distante, come se i suoi occhi stessero osservando qualcosa di molto lontano.
«Gli esseri umani sono in continua evoluzione, Watanuki. Nascono, crescono e lottano costantemente per esaudire i propri desideri, prima che la morte li avvolga e li trascini nel fondo. Ma alcuni non riescono a lottare. Perché in balia di forze più grandi oppure perché, molto più semplicemente, il loro spirito non è forte a sufficienza. E questo è il caso di quella ragazza. Se lascerà sempre che dei suoi desideri si occupino le altre persone impietosite dalla sua poca determinazione, quando sarà davvero sola non sarà in grado di lottare per sé stessa.»
«Però, quello che le hai chiesto...»
«Ti sembra esagerato?» chiese Yuuko al ragazzo mentre si accomodava sulla propria chaise longue. Mokona salì con un balzo e lasciò che le dita di Yuuko lo grattassero delicatamente tra le orecchie.
Watanuki annuì senza convinzione. Ogni volta che Yuuko gli parlava spiegandogli i segreti arcani di un mondo tanto misterioso, lui rimaneva semplicemente incantato ad ascoltarla. Le parole sembravano fluire come seta preziosa dalle sue labbra e il tono della voce, la cadenza di ogni singola frase, aveva l'andamento lento di un sutra.
«Ogni giorno la vita esige da noi un pagamento. Ogni istante, ogni respiro, implica il giusto compenso. E questo è il rischio che è necessario correre per sentirsi vivi, per essere felici» riprese a dire Yuuko afferrando al pipa che Maru le porgeva. Trasse una lunga boccata, assaporando ad occhi chiusi il sapore intenso del tabacco.
«Ma se qualcuno, per paura, decidesse di non voler correre quel rischio e affidasse la propria felicità nelle mani degli altri? Non credi forse che il sottile equilibrio di quell'esistenza sarebbe in pericolo, Watanuki?»
Il ragazzo si lasciò cadere a terra, le gambe incrociate sul tatami, la mano a grattare con perplessità la testa.
«Credo di sì.»
«Quella ragazza, con il suo comportamento, costringe gli altri a prendersi cura della sua felicità. Non lo fa con cattiveria e nel suo animo non c'è malizia. Per lei è una semplice abitudine. Per questo motivo è giunto il momento che dimostri di essere disposta a sacrificare qualcosa di importante in cambio dello sforzo che richiede sempre a chi le sta vicino. Anche se probabilmente dovrà pagare con il ricordo più bello di tutta la sua vita...» Watanuki osservò il viso assorto di Yuuko, il delicato abbandono che pervadeva tutta la figura della strega.
Non poteva negare che le parole di Yuuko, in un modo strano e che ancora non riusciva a comprendere bene, fossero veritiere. Quel periodo passato accanto a lei gli aveva mostrato una strada che non aveva mai scorto prima. Gli eventi, semplici oggetti, assumevano un significato diverso, come se lei fosse riuscita a strappare una risposta inaspettata a una domanda mai formulata.
Yuuko disorientava. Yuuko viveva, respirava come ogni altro essere umano, ma allo stesso tempo dimostrava con ogni gesto di essere astratta dalle regole che legavano l'umanità ad ogni singolo frammento di terra.
«Mi prepari un sorbetto, allora?»
Il negozio era sprofondato in un silenzio disturbato solamente dal quieto frinire dei grilli.
In quel giorno caldo d'estate, Watanuki si alzò dal pavimento della camera di Yuuko e si avviò verso la cucina, pronto a soddisfare il piccolo, goloso desiderio della strega.


